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Versi all'angolo: una lettera all'imperatore

“Una lettera all’ imperatore”
di Fata Al Thawra

Scusami,
ma tu non sei il mio signore,
ch’io possa chiamarti in questa lettera:
Signore…
Se tu fossi il signore del nostro popolo,
e il nostro sangue scorresse in te,
avresti ripudiato almeno il tuo passato
di tradimento e di reazione,
al nascere della nostra rivoluzione,
E saresti diventato un buon sostenitore
del popolo che iniziava la sua lotta.
Io pensavo tu fossi all’ avanguardia
nella pianura di El Salt
sulla cima della montagna
oppure che tu fossi al Nord,
guidando i combattenti delle valli,
o anche al Sud.
Che ti battessi a fianco dei feddayn,
ma poi è giunto il giorno di Karameh.
Il sangue mi è bollito nelle vene,
il nemico veniva sulla mia strada:
non ho obbedito ai tuoi ordini divini ( intende dire che non porge l’ altra guancia).
Si sono riaperte le ferite del mio orgoglio,
mi hai visto fidare nel giorno del sacrificio,
[...]
col mio cannone,
col mio fucile,
ho combattuto sulla mia terra orgogliosa.
E quelli di Al Fatah,
miei compagni
son corsi a morire,
finché il nostro nemico si è disperso
e io ho sentito di riavere un onore.
E sei venuto a rubarci la vittoria.
Hai preso a dire che ci guidavi.
Ed io ho avuto vergogna.
tutti sanno dove eri
e quale esercito hai guidato!
Mi hai fatto vergognare
e dici che sei il mio signore.

Scusami,
ma tu non sei il mio signore!

Da, Palestina, Mensile a cura del “Comitato di solidarietà con il popolo palestinese” maggio 1971 numero 4-5.