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Collusioni, connivenze e complicità sioniste

L’articolo che qui di séguito pubblichiamo è tratto dal web. Lo proponiamo anche per ribadire, con questo piccolo, purtroppo ancora insignificante contributo, la solidarietà nostra e di tutti gli uomini liberi, all’eroica lotta del popolo palestinese.
La Red/Azione

Rapporti di collaborazione fra gli enti locali italiani e l’apparato coloniale sionista: come la regione Lazio ha finanziato la ricerca e la sanità israeliane

di Mila Pernice*

E’ chiaro ormai a noi tutti su quali basi concrete si poggia quel sistema che tiene legati i nostri governi (di centro-destra come di centro-sinistra) e i nostri enti locali all’apparato coloniale israeliano. Il sistema di complicità che lega la regione Lazio alle politiche colonialiste israeliane è lo stesso che vincola altre regioni e gli enti locali nel nostro paese a tutti i livelli e in tutte le articolazioni, è un sistema che denunciamo da tempo, rispondendo anche alla richiesta palestinese di rivolgere particolare attenzione a questi aspetti.

Nel nostro paese questa realtà spicca in modo particolare, a causa degli stretti rapporti che i governi centrali e le amministrazioni locali hanno stretto e continuano a stringere con Israele, sia a livello politico e diplomatico, ma anche a livello economico, commerciale e culturale. L’Italia, e lo affermano gli stessi vertici dell’attuale governo di Tel Aviv, è il paese primo alleato di Israele in Europa, e la recente visita di Berlusconi conferma e rafforza questa complicità sia sul piano politico-ideologico, sia sul piano del consolidamento dei rapporti di collaborazione con le istituzioni israeliane, come quello nel settore della ricerca che coinvolge le principali agenzie di ricerca e sviluppo italiane come l’ENEA, il CNR, l’istituto LENS di Firenze con istituti e università israeliane contestualmente al lancio del Biennio Scientifico e Tecnologico italo-israeliano: il finanziamento ai tre Laboratori Congiunti è garantito dagli ulteriori stanziamenti previsti proprio nell’ambito dell’Accordo scientificotra Italia e Israele.

Sappiamo quanto sia importante per Israele stringere accordi bilaterali per la promozione di progetti nel campo scientifico e tecnologico: secondo un rapporto dell’ Institute for Management Development sulla competitività mondiale del 2008, Israele è al secondo posto al mondo per numero di scienziati e ingegneri.
Nessun altro paese al mondo spende più di Israele in ricerca e sviluppo in percentuale del PIL, che dal 2000 è intorno al 4,5%, cioè il doppio della media dei paesi membri dell’OCSE. E chissà quanto le ricerche portate avanti da studiosi nelle nostre università, in collaborazione con i colleghi israeliani, abbiano contribuito allo sviluppo dei sistemi d’arma di uno degli eserciti più potenti al mondo, sicuramente il più potente in Medio Oriente, considerando anche le decine di testate nucleari che le centrali israeliane detengono, frutto dei forti investimenti economici che lo Stato di Israele assicura nel comparto della Difesa e che hanno permesso lo sviluppo e l’acquisizione di equipaggiamenti militari tra i più moderni ed efficienti al mondo.

Lo stesso sito internet dell’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero [1] ci offre i dati per capire la portata della rete di accordi tra Italia e Israele, sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi. Si conferma che “il settore high-tech è quello trainante dell’economia israeliana e che la principale area di specializzazione dell’attività di ricerca e sviluppo è l’”Information & Communication Technology”, che comprende sistemi di software, attrezzature per semiconduttori, ottica, nanotecnologie, sicurezza, embedded systems, attrezzature mediche e tecnologie legate a internet. Sono proprio i settori terreno di tante collaborazioni tra le nostre istituzioni e quelle israeliane, ed è facile pensare che intorno al concetto di “dual-use”, termine che si riferisce alle tecnologie che possono essere usate per scopi civili e militari, ci sia il progetto strategico di implementare i sistemi d’arma israeliani.

“L’Italia – ci indica il “Business Atlas” dal sito delle Camere di Commercio – è il terzo partner scientifico di Israele dopo Stati Uniti e Germania. I due Paesi sono legati da un Accordo di Cooperazione Industriale, Scientifica e Tecnologica, firmato nel 2000 ed entrato in vigore nel 2002. L’Accordo ha consentito il finanziamento diretto di quasi 40 progetti congiunti di ricerca che coinvolgono numerose aziende, università ed enti di ricerca dei due Paesi.
A livello intergovernativo, esiste inoltre un Accordo di Cooperazione nel Campo della Sanità e delle Scienze Mediche, firmato nel 2002 ed entrato in vigore nel 2003 [...]. La capillarità delle relazioni scientifiche tra i due Paesi è dimostrata dagli innumerevoli protocolli operativi e intese tra regioni, enti locali e soggetti pubblici e privati italiani con lo Stato d’Israele e suoi enti “; e a proposito di privati ci ricordiamo bene quanto fosse lungo lo stuolo di rappresentanti delle aziende italiane al seguito di Napolitano e della Confindustria durante la visita italiana del 2008 a Tel Aviv…

E qui, sottolineando che il Business Atlas non fa alcun riferimento al Memorandum d’Intesa del 2005 fra Italia e Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa (con i suoi 11 articoli tenuti segreti anche al Parlamento per “motivi di sicurezza”), veniamo allo specifico della Regione Lazio. Già nel 2006 il Forum Palestina denunciava la stipula del protocollo di intesa per la collaborazione industriale, scientifica e tecnologica tra Sviluppo Lazio e il Matimop (il Centro industriale israeliano per la Ricerca e lo sviluppo dipendente dal Ministero dell’Economia israeliano) con uno stanziamento di 500 mila euro, così come nel 2007 denunciava il primo esito di quell’accordo, che si concretizzava in un progetto congiunto di ricerca sulle tecnologie fotoniche finanziato sempre da Sviluppo Lazio con il coinvolgimento di aziende come Selex Communications e Lynx Photonic Network, e dell’Università di Tor Vergata. Accordi che vincolano strettamente la nostra amministrazione regionale con gli istituti israeliani, anche intorno a progetti aberranti come il cosiddetto “Saving children” legato al Centro Peres israeliano, che prevede il paradosso per cui si finanzia la sanità israeliana per la cura dei bambini palestinesi, magari anche quelli colpiti e feriti dalle bombe israeliane, e cioè dalle stesse politiche militari israeliane di oppressione, apartheid e pulizia etnica nei confronti della popolazione palestinese. Marrazzo disse che l’obiettivo era quello di “privatizzare la pace”, la realtà ci dimostra quotidianamente che l’obiettivo è di avallare le politiche di guerra israeliane anche sacrificando le risorse pubbliche; in questo senso occorre ricordare che la Regione Lazio, proprio nel settore della sanità, soffre di un deficit di circa 10 miliardi di Euro anticipati dallo Stato, ma che dovranno essere restituiti con gli interessi, ovviamente. Così come occorre riflettere sulla figura di Giancarlo Elia Valori, che presiede questa holding di controllo di tutte le società partecipate dalla regione che è Sviluppo Lazio. Con la tessera P2 nell’armadio, Elia Valori si troverebbe ancora oggi, come è stato rivelato nel 2007 nell’ambito dell’inchiesta “Why not”, ai vertici attuali della “massoneria contemporanea”, e ha tutta l’agibilità all’interno dell’intreccio tra impresa, finanza e politica che non può che inquinare il flusso e la destinazione dei fondi della regione Lazio per i progetti finanziati da Sviluppo Lazio. Tra l’altro proprio Elia Valori nel 2007 salutava il libro di Magdi Allam “Viva Israele” con entusiasmo, in quanto finalmente Israele era presentato come “modello e strumento di salvezza per le masse arabe”: Elia Valori parlava di “orgoglio israeliano” e della necessità di “chiudere la rete del sostegno internazionale alla “causa palestinese” operando una sorta di grande associazione internazionale di “sostenitori di Israele” a partire dai tanti islamici che non ne possono più della retorica stanca della “occupazione sionista”. Il che renderebbe, tra l’altro, più facile l’isolamento dell’Iran anche all’interno dell’Islam europeo e mediorientale” [2].

Di fronte a questo quadro, quindi alla complicità dei governi italiani e degli enti locali con le politiche di Tel Aviv, non ci rimane che la possibilità di proseguire con le pressioni politiche dal basso, in linea con quanto richiesto dalla piattaforma palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro l’economia di guerra israeliana, piattaforma che lascia una voce ancora oggi muta, quella che richiede un intervento degli Stati e dei governi in favore delle sanzioni nei confronti dello Stato di Israele e del suo apparato coloniale, a sua volta sordo rispetto alle oltre 70 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e sordo rispetto alle pur annacquate risoluzioni dell’Unione Europea. Lo scorso 9 marzo il Parlamento Europeo ha approvato il rapporto Goldstone e chiesto la fine dell’assedio di Gaza: un segnale positivo ma che cadrà ancora nel vuoto se non ci sarà finalmente una reale spinta in direzione delle sanzioni, e un reale impegno affinché il Tribunale Internazionale dell’Aja processi Israele per crimini di guerra e per crimini contro l’umanità: perché è ormai necessario e urgente un gesto politico di giustizia verso il popolo palestinese, e di dignità di tutti noi.

Proseguiremo con le pressioni dal basso perché, come diciamo spesso, c’è un’altra comunità internazionale che è al fianco della Palestina e che non si riconosce nelle scelte guerrafondaie che, in linea con i dettami statunitensi, i governi occidentali adottano per mantenere il controllo degli equilibri geo-politici dell’area mediorientale, come quella che trascinerà l’Italia nel prossimo paventato attacco all’Iran. A noi è affidata la denuncia e la lotta contro la complicità italiana: lo abbiamo fatto anche lanciando l’appello “Non in nostro nome” in occasione delle dichiarazioni rilasciate da Berlusconi in Israele, un appello che ha raccolto più di 3000 firme e che chiede proprio la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane. Perché non accettiamo che soldi e risorse siano indirizzati verso uno Stato che opprime, occupa ed uccide, in nome di un ossimoro continuamente riproposto secondo cui Israele sarebbe uno Stato insieme ebraico e democratico.

* Forum Palestina, Campagna Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni – Italia

[1] http://www.assocamerestero.it/AllegatiAssocamere/Schede/346.pdf
[2] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php