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(Falso) mito

E’ dei giorni scorsi la notizia dell’”ennesima mirabolante impresa” del Mossad, l’agenzia di spionaggio sionista specializzata in omicidi “mirati”, e in tutte le nefandezze possibili ed immaginabili.
Del Mossad, tutti, “sinistri in primis”, hanno una visione mitica, come sempre capita a quelli che soffrono di complessi di inferiorità, a loro volta provocati, il più delle volte, dalla consapevolezza di condurre la vita mediocre ed insulsa dei piccolo-borghesi frustrati, oppure dei proletari incapaci di diventare essi stessi padroni.
Ma le cose stanno sempre e comunque così, quanto all’”invincibilità” ed all’”efficienza” di un servizio segreto che, in omaggio alle proprie origini ed al proprio conclamato “antifascismo”, non esitò, ad esempio, a reclutare, nell’immediato secondo dopo-guerra, il colonnello delle SS Walter Rauff – l’inventore dei famigerati “furgoni a gas” – arrestato in Italia e successivamente “salvato” dai nordamericani a Norimberga. Oppure, sempre per pescare un altro esempio fra i tanti, il “capo di terza” Fiorenzo Capriotti, della X MAS di Junio Valerio Borghese, che, dopo un internamento di cinque anni, fu segnalato, dai servizi segreti italiani, come istruttore per gli incursori della nascente Marina dell’entità sionista, dalla quale venne poi congedato con tutti gli onori.
Ma torniamo al (falso) mito dell’”invincibilità” del Mossad.
E’ un articolo del Sole-24ore, dunque dell’insospettabile quotidiano della Confindustria, che provvede alla bisogna, e lo fa il 27 febbraio, a firma David Gardner, giusto per accontentare gli eterni scettici.
Eccovi qualche stralcio.
“… nonostante la sua reputazione di audacia, dinamismo e spietata efficienza, il Mossad è tutt’altro che infallibile (a voler essere generosi).
Ma quel che è più importante è che anche i successi operativi di Israele finiscono sempre di più per ritorcergisi (sic!) contro, politicamente e a volte anche strategicamente.
Il Mossad è stato idolatrato per essere riuscito a scovare i terroristi di Settembre Nero che uccisero 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972, ma anche quell’operazione si concluse con un fiasco, quando il commando israeliano inviato a Lillehammer nel luglio del 1973 uccise un cameriere marocchino scambiandolo per Ali Hassan Salameh, uno dei massimi collaboratori di Yasser Arafat.
Molti degli agenti furono arrestati dalle autorità norvegesi, arrecando danni gravissimi alla rete del Mossad in tutta Europa.
E mentre succedeva tutto questo, il Mossad non ebbe sentore dei preparativi per la guerra dello Yom Kippur: un fallimento clamoroso.

Un caso famosissimo è quello degli agenti del Mossad (che usavano passaporti canadesi) catturati ad Amman nel settembre del 1997, dopo il fallito tentativo di eliminare il dirigente di Hamas Khaled Meshal (…).

Meshal sopravvisse all’attentato, diventando l’uomo più potente di Hamas, e più oltranzista della maggioranza dei suoi colleghi trucidati.
Un risultato probabilmente analogo a quello che ottenne Israele eliminando a Tunisi, nel 1988, il leader dell’OLP Khalil al-Wazir (Abu Jihad), rimuovendo un grosso ostacolo per Yasser Arafat.
E l’autogol che ha messo a segno Tel Aviv quando ha ucciso il capo di Hezbollah Abbas Mussawi nel 1992: il suo successore, l’astuto e carismatico Hassan Nasrallah, è diventato il nemico mortale di Israele.
Poco tempo dopo, Israele è riuscito addirittura a mettere in rete i suoi nemici, espellendo sommariamente 400 militanti di Hamas e dell’Intifada, e depositandoli al confine libanese.
Come ha mestamente osservato un collaboratore del defunto Yizhak Rabin, ‘tanto valeva mandarli all’università di Hezbollah’.
Il Libano ricorre spesso sotto la voce ‘operazioni boomerang’ d’Israele.
L’invasione del paese dei Cedri, nel 1982, viene riconosciuta perfino all’interno d’Israele come la prima guerra iniziata dallo stato ebraico.
Certo, Ariel Sharon (per inciso, un porco che non riesce neppure a crepare, stante il disgusto dello stesso Diavolo ad accogliere un lurido miserabile del genere, n.d.r.) riuscì a a cacciare dal Libano Arafat e l’OLP, anche se al prezzo di una macchia indelebile sulla reputazione di Israele, dopo l’assedio di Beirut Ovest che provocò la morte di un numero di persone quasi doppio a (sic!) quello dell’assedio di Sarajevo in un ventesimo del tempo.
Ma quell’invasione creò Hezbollah.
‘Quando entrammo in Libano – dice l’ex primo ministro ed attuale ministro della Difesa Ehud Barak – Hezbollah non esisteva’.
Rabin, l’ex premier-soldato ucciso, si lamentava che l’invasione aveva ‘fatto uscire il genio dalla lampada’.
(…) E quanto a boomerang, difficile trovarne uno più grosso di Hezbollah.
Il gruppo islamista sciita non solo ha costretto gli americani ad abbandonare Beirut con l’attentato del 1983, ma ha anche ricacciato con le armi l’esercito israeliano fino al confine, costringendolo a ritirarsi completamente dal paese nel 2000, e tutto questo, paradossalmente, perché ha potuto contare su un’intelligence più efficiente”.
Fin qui alcuni brani dell’articolo (in origine pubblicato sul Financial Times) proposto dal Sole-24ore.
Che contribuisce a rivelare, sotto “le smorfie di compiacimento” delle canaglie sioniste alla notizia dell’assassinio “eroicamente” perpetrato da 26 killer contro un singolo militante palestinese indifeso e disarmato, il ghigno dei boia.
Gli ultimi ancora convinti che, a fare la Storia, ad imprimerle una direzione piuttosto che un’altra, un esito piuttosto che un altro, siano gli omicidi, gli psicopatici, i criminali…

Luca Ariano