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Scomparse premature

Una piccola corsa. Un semplice esercizio fisico.
Così giustificava tra sè e sè l’inseguimento di quel tizio, Larry W., che ora lo precedeva di pochi metri nel viale alberato. Faceva freddo e mimetizzarsi tra i marciatori intabarrati del parco era un gioco da ragazzi. L’avrebbe seguito fina a casa.
Tutto era iniziato per gioco. Un litigio sul lavoro, una bega che Larry W. aveva procurato appositamente per fargli fare brutta figura e prendere una lavata di  capo dalla direzione.
Lui, dopo qualche giorno di isteria in cui era arrivato quasi alle mani col suo collega, aveva smesso di reagire ai piccoli sorrisetti di scherno, lasciando passare del tempo che gli era servito per covare odio ed organizzare la meritata reazione. Senza farne  parola con nessuno. Più ci pensava e più si convinceva che era giusto così.
- Nessuno ha il diritto di mettere i piedi in testa al prossimo per  fare carriera! – si incitava mentre boccheggiava per il poco  allenamento – come diceva Mao colpirne uno per educarne cento! -.
Stava per calare il sole e, fortunatamente, Larry W., molto più atletico e tonico della media degli impiegati, quella sera decise di smetterla con il footing e di concedersi una doccia dopo una  giornata intensa.
I due uomini, opportunamente distanziati, uscirono dalla boscaglia e procedettero per qualche centinaio di metri immersi ognuno nei propri pensieri.
Larry W. aprì il portone di casa mentre l’inseguitore era appostato dalla parte opposta del marciapiede e si appuntava mentalmente l’indirizzo dell’infame. Attraversò la strada e si introdusse nell’atrio del palazzo approfittando di un residente che usciva in quel momento. Voleva verificare sia il piano al quale era diretto il suo obiettivo che la serratura dell’appartamento.
Salì sull’ascensore ed una volta giunto al piano localizzò la porta giusta dalla quale  proveniva  una musica jazz di sottofondo. Ebbe un lampo. Mise la mano sulla maniglia e la porta si aprì docilmente. Sorpreso dalla fortuna inaspettata, non trovò il coraggio di aprirla.
- La vendetta è un piatto che va servito freddo – mormorò quasi a giustificarsi.
La mattina dopo si presentò al lavoro pimpante, nonostante lo sforzo fisico e mentale della sera precedente.
Tutti lo guardarono perplessi.
- Che succede? – disse allegro senza immaginare nulla.
Due agenti in borghese si identificarono e lo portarono via tra il  brusio incessante della folla impiegatizia.
- Non ho fatto nulla! Non potete trattenermi! – supplicava ora nella  stanza buia, dove due agenti lo incitavano a confessare da quasi un’ora.
Illuminato come un artista al centro della scena professava la sua  innocenza nonostante quelli esibissero prove schiaccianti contro di lui.
- Abbiamo trovato una tua impronta digitale sulla porta d’ingresso dall’appartamento del defunto, il classico errore del principiante; i tuoi colleghi ci hanno detto che avevate avuto screzi sul lavoro. Controllando poi la localizzazione del tuo telefono risulta che eri in quella zona all’ora in cui è avvenuto il decesso. Devo continuare? Movente ed  opportunità. -
Guardò i due sbirri e si chiuse in un silenzio ostinato.
Dopo due mesi venne condannato per omicidio volontario e l’anno seguente venne giustiziato senza immaginare chi poteva averlo preceduto.

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