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Uomini liberi

Buongiorno a tutti i lettori de IL BUIO!
Anche a quelli che fanno il tifo per il Milan (inteso come squadra di calcio, non come città meneghina in vernacolo leghista) o che votano ancora Rifondazione convinti (erroneamente) che è meglio “turarsi il naso” che “infilarsi un dito nel culo”.
Non dico il mio nome: chiamatemi come vi pare.
Vi dico solo che abito a Milano2, il quartiere costruito dal Superviagra nazionale. E che lavoro in un’azienda (fate voi quale) di cui il Predetto è azionista.
Ho un’auto, come la maggior parte di voi; e l’assicurazione della mia automobile è di un’agenzia di proprietà, ancora una volta, del Papi nazionale.
Di un’altra agenzia, che opera però in un settore diverso, è la mia assicurazione sugli infortuni, sui furti e su quant’altro di spiacevole vi può capitare in un Paese sfortunato, criminale ed allo sbando come il nostro: anche questa, naturalmente, ha tra i suoi azionisti di maggioranza l’Amico di Putin, il debole a cui il forte (dei due, indovinate chi occupa un ruolo o l’altro) combina sempre gli scherzi peggiori.
Leggo ogni giorno il quotidiano: ovviamente il Suo quotidiano. Anche se, formalmente, la proprietà è del fratello Paolo.
Per guardare la Tv, approfitto di un noto rotocalco specializzato: come avete fatto a sospettare che anche il rotocalco appartiene all’amato Papi?!
Vado quasi regolarmente in banca, ma non per rapinarla: per farmi rapinare dal Superviagra nazionale, visto che la banca, anche la banca, è Sua.
Quando esco dal lavoro, entro in un noto supermercato, per fare spesa: se vi rivelo di chi è il supermercato mi promettete di non stupirvi? Sì, è vero: pare che ultimamente il supermercato sia stato venduto: ma chissà poi se è vero, o se non si tratta dell’ennesima truffa (commerciale?) perpetrata dai soliti “comunisti”.
Ah, dimenticavo. Cosa compro nel supermercato di Superviagra, o comunque, se il mio supermercato non è più di Sua proprietà, negli altri supermercati? Merci prodotte da aziende controllate, a maggioranza oppure no, da Suo Splendore il Presidente del Consiglio.
Il sabato è giorno di cinema: soprattutto per quelli come me che amano il cinema. E certe pellicole in particolare: Il Grande Dittatore, ad esempio.
La sala che frequento? Di proprietà del Grande Dittatore, pardon di Papi, ovviamente.
Ed i film che vedo? Ma prodotti e distribuiti da una famosa Società del Presidente del Consiglio, che giustamente gode, al pari delle altre società di produzione e di distribuzione, dei finanziamenti pubblici concessi, ma è solo un caso!, dal Governo del Presidente del Consiglio.
La domenica, vado allo stadio: come la gran parte degli italiani che amano il calcio più della propria moglie (ma non di quella degli altri). E per chi tifo? Ma dai: per la squadra del Superviagra nazionale!
A mio figlio, anche lui milanista, compro regolarmente i gadget della società: prodotti regolarmente da aziende in cui il Papi nazionale c’entra, con una partecipazione o con l’altra. Voi cosa fareste, al mio posto: fareste piangere un bambino? Sì, bravi: così poi, da grande, per farvela pagare, diventa interista o magari, addirittura comunista!
Non sempre, comunque, vado al cinema o allo stadio.
A volte capita anche a me di restare in casa.
A guardare la TV, anzi LE televisioni, di Sua Emittenza.
E lo faccio grazie al decoder prodotto da società che sono sotto il Suo augusto controllo.
In certe occasioni, guardo anche le altre TV: anche queste, è vero, controllate dal Gran Padrino. Per via del fatto che i dirigenti della RAI sono nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere, pardon: ha generosamente messo in grado (in tutti i sensi) di essere eletti.
Non sempre, comunque, sta davanti alla TV al pari di Fini davanti al ritratto del Duce che conserva segretamente nella cantina di casa, e cioè estasiato come la Binetti al momento di indossare il cilicio.
Talvolta leggo un libro: della Casa Editrice di Papi, naturalmente!
Potrei andare avanti così ancora a lungo, ma a che servirebbe?
Tanto non riuscirò mai a convincervi, voi lettori de IL BUIO, “comunisti intransigenti”, come mi hanno detto (anzi, rammento: me lo ha detto Bondi, che, comunista, lo è stato senza neppure rendersene conto, quasi a sua insaputa) definisse Engels i vostri predecessori e maestri, che sono un uomo libero, ma libero veramente…

P.R.