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Versi all’angolo: sentinelle

Rubrica di poesia rivoluzionaria, ribelle ed anticonformista

Pubblichiamo volentieri uno stralcio della poesia che ci ha inviato un lettore: é dedicata ad una compagna che é morta troppo giovane.

Sentinelle
Vedi, la luna è storta
come un ferro per mulo; questa notte
resto di sentinella ai miei rimpianti:
quanto amore sprecato
quanto vino bevuto inutilmente
con le astemie introverse: gelidi brindisi
altri non ne conoscono
e non ape, non miele spartiscono
(stupide idiote, tetre custodi
di vagine spente: dio come vi amo, come vi odio
siete un mio vizio, come quello del gioco).
Solo ritmi recupero: materiali per scrivere
in perfetta estasi di decadenza.

Ehi, tu! Larva in divisa militare
che vieni avanti con la luna sghemba,
vuoi parlare con me? Discutere ancora di politica?
Tu che la morte ha sorpresa fiduciosamente ingenua…
ma va! ma va! rimproveri nuovi fascini discreti
antiche malinconie di sinistra…
Giovane morta, giochiamo ai tarocchi un’altra volta?
L’ultima volta hai pescato la Morte
io l’asso pigliatutto: siamo volgari,
per amicizia rinuncio ai ritmi
alla sintassi, sgrammatichiamo per amor della classe.

Scusami, è un momento  che passa
fantasma piena di fiducia.
Vieni vicina, in questa notte
sono la sentinella dei rimorsi:
parliamo di fiche stupide
delle malinconiche comari
inutilmente dipinte con buona lirica
accolta con totale indifferenza
come dire: buongiorno, buonasera;
sprecare poesia, che delitto, che delitto.
Fuma con me: fumano i fantasmi?
quelli infangati, non di lindo lenzuolo.
Ridi compagna? le mani sul buco della bocca;
segue la nostalgia, l’avanspettacolo smorza il proscenio
a testa bassa esce il buonumore.

La strada è a due passi
camminano le ronde dei carabinieri
sopra le noci rosse del selciato
bagnato dalla pioggia. Ricordi quella volta
e quell’altra, e quell’altra:
portiamo il discorso dove ti conviene:
il modo della paura, la scommessa da vincere
contro le nostre viscere,
il pugno stretto sullo stomaco
altro che saluto dell’Internazionale!
Ma no, no: sgrammatichiamo volontariamente
inumana è la storia
e non possiamo parlarne umanamente.
Fantasma collettivista, questo non lo comprendi
Non hai letto Schiller, l’introduzione al Fieschi
(rido di me)
la morte non ti ha fatta intellettuale:
niente dissoluzione del soggettivo, solo del corpo.

(…)

Fantasma infangato, quella storia
era adeguata al dramma, non la tua:
far l’elogio non posso
della tua fine immatura
senza il tono della celebrazione ufficiale,
peggio di tutto: della assicurazione sterile
contro il ritorno del fascismo.
Mi hanno svuotato, comprendi bene?, svuotato svuotato
le ultime lettere dei condannati a morte
che non sapevano niente di Auschwitz.
E tu del lager sai mica qualche cosa?
O non sai niente: vero che non sai niente
Per cui starnazzi … e si Mara starnazzi
Oca bianca borghese meglio il Cristo
della tua prima comunione: quasi un pogrom
ne hai mangiato
carne da allora assai, carne giudia …. E ora?
Ora oca giuliva …. Basta, andiamo
allungati nella testa sopra il fieno
dei miei ricordi: hai la pelle liscia…

(…)