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Vendolate e Boldrinate

Vendola è da quasi dieci anni il Governatore della Puglia.
Dirigere SEL non è poi così impegnativo.
Anonimo

L’iconografia della modernità… l’apologia della parola della minoranza… interrompere il viaggio verso il sud delle agorà polari”.
Non siamo con Tsipras, non contro Schulz ma per incontrarlo”.
Noi abbiamo camminato fin qui nel deserto della Sinistra e nella guerriglia della Destra, non mettiamo insieme un’arca di Noé  improvvisata”.
Amare è scorgere il simile nel dissimile”.
Noi siamo un partito corsaro, dentro i dolori del popolo”.
Noi staremo nella terra di mezzo”.

Quelle che avete appena letto sono alcune dichiarazioni recenti del “compagno” Niki Vendola, il leader di SEL, quest’ammucchiata ridicola di servi del capitale finanziario che danno, della sinistra, la stessa immagine che Fonzarelli-Renzi e Fagiolino-Letta offrono del Governo Progressista e Popolare, cioè un’immagine assolutamente fedele, disgustosamente fedele.
D’accordo che SEL è anti-proibizionista, ma qualcuno dovrebbe finalmente dire a Niki Fumato-Vendola di smetterla di farsi le canne (o di tirare la coca).
SEL, comunque, non è solo anti-proibizionista.
E’ anche, anzi: ha la pretesa di essere anche, democratica (borghese, aggiungiamo doverosamente noi).
E’ per dimostrarlo che la “compagna” Laura Boldrini, la “pupilla” di Vendola che, cresciuta (?) in quel mondo delle ONG e delle istituzioni internazionali che da sempre sforna un “ceto politico apolide” che, “rigettato all’interno del Paese di provenienza, si adatta perfettamente a fare da terminale per gli imput politici della borghesia multinazionale” (cfr. Senza Soste), nella sua veste di Presidente della Camera si è nei giorni scorsi resa protagonista di un episodio che persino i Fascisti di un tempo (quelli di oggi essendo semplicemente ed esclusivamente degli ascari decerebrati) avrebbero senz’altro apprezzato.
I fatti. Nel corso del dibattito alla Camera sull’approvazione di un decreto-legge che regala alle banche private 7,5 miliardi sottratti ai cittadini italiani, la  “democratica” Boldrini, per evitare che il numero degli interventi in programma impedisse l’approvazione del decreto IMU-Bankitalia, ha deciso, in base ad una procedura prevista per il Senato, ma non per l’altro ramo del Parlamento, di ricorrere alla “tagliola”, Ha deciso cioè, apparentemente di propria iniziativa, anche se è difficile credere che un personaggio così possa prendere iniziative proprie, senza che nessuno gliele suggerisca, di interrompere la discussione in corso. Commettendo, oltre a tutto il resto, un evidente, e fascista, abuso di potere. Che ha ancora una volta sancito il principio che le Opposizione (di cui, peraltro, il partitino della Boldrini fa formalmente parte) sono sempre e soltanto “opposizioni del Re”: devono essere messe a tacere ad ogni costo allorquando disturbano il Potere o ne mettono in crisi i programmi.
Le reazioni che hanno fatto séguito all’avvenimento hanno provocato, secondo la stampa di regime ed i pennivendoli che attingono l’inchiostro con cui scrivono nel calamaio del letame governativo, una vera e propria “guerriglia” (gulp!), nel corso della quale il deputato-questore Dambruoso, di Scelta Civica, questo gruppetto di scarti vari con percentuali di consenso da prefisso telefonico, ha dato prova del proprio coraggio, della propria virilità e della forza delle proprie posizioni malmenando una parlamentare del Movimento 5 Stelle.
Due considerazioni, al riguardo.
Dambruoso è un ex-magistrato talmente famoso che ancora non si sa se il suo nome va scritto con l’apostrofo fra la D e la A iniziali oppure no. A parte questo, che peraltro poco conta ed importa, il Nostro è stato il magistrato che si è occupato, fa l’altro, dell’arresto e della detenzione in carcere della compagna anarchica denunciata dai “Sinistri” di Radio Popolare per un episodio di propaganda di qualche anno fa. Questo vero Gentiluomo, “pacifista” e “democratico” come tutti i membri della sua Corporazione, a quanto, pare non ha saputo tenere sotto controllo le frustrazioni tipiche della sua professione; da qui le botte alla grillina Lupo, comunque del tutto normali per uno che, con le donne, è abituato a prendersela forte del suo ruolo istituzionale. Un ruolo che, oltretutto, gli garantisce, sia come magistrato che come parlamentare, l’assoluta impunità.
Ed è a questo punto che va ad inserirsi la nostra seconda considerazione,
La “compagna” Boldrini, una che è stata definita dai suoi stessi colleghi “la mediocrità al potere” e che, finora, si era segnalata solo per il viaggio di piacere in Sudafrica (con tanto di “compagno di vita” al seguito) a spese ancora una volta dei contribuenti in occasione dei funerali di Nelson Mandela, è una accesa femminista. Ciò nonostante (o forse proprio per questa ragione?), da lei non è arrivata nessuna parola di solidarietà con grillina Lupo e di denuncia dell’ennesimo atto di aggressione violenta nei confronti delle donne, oltretutto commesso nel Tempio per eccellenza della Legalità, della Democrazia, della Pace e, naturalmente, del Politicamente Corretto.
Per la verità, c’era da aspettarsi qualcosa di diverso da un personaggio mediocre a sconosciuto, che è riuscita a far sbellicare dalle risate tutto l’arco parlamentare quando si inventata il referendum via Facebook, sul nome… del suo gattino?!
Sì, è vero: tra animali la solidarietà, ed i legami di affinità, non conoscono barriere.
Anche se, a pensarci bene, il nome della deputata grillina presa a botte dal magistrato-questore Dambruoso è Lupo…

Eugenio Colombo