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Ancora sui forconi

Nel dibattito che si è aperto sulle colonne de IL BUIO, oggi registriamo un intervento di eccezione: quello del compagno Marx.
A lui, quindi, la parola.
“Proudhon è dalla testa ai piedi filosofo, economista della piccola borghesia.
In una società progredita e costrettovi dalla propria situazione, il piccolo borghese diventa da un lato socialista, dall’altro economista, cioè egli é accecato dallo splendore della grande borghesia ed ha compassione per le sofferenze del popolo.
Egli è borghese e popolo al tempo stesso.
Nell’intimo della sua coscienza si lusinga di essere imparziale, di aver trovato l’equilibrio giusto, che avanza la pretesa di essere qualcosa di diverso dal giusto mezzo.
Un piccolo borghese del genere divinizza la contraddizione, perché la contraddizione è il nucleo del suo essere: Egli non è altro che la contraddizione sociale messa in azione. Egli deve necessariamente giustificare mediante la teoria ciò che egli è nella pratica, e Proudhon ha il merito di essere l’interprete della piccola borghesia francese, e questo è un merito reale, perché la piccola borghesia sarà una parte integrante di tutte le rivoluzioni sociali che si stanno preparando”.

K. Marx, lettera ad Annenkov del 28 dicembre 1846.