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Menzogne coreane

L’atteggiamento dei media di regime (pressoché tutti) sulla Corea del Nord è molto simile a quello su Beppe Grillo e sul Movimento5Stelle: tutti sono autorizzati a parlarne male, sempre e comunque.
Servendosi anche di invenzioni, di calunnie e di falsi scoop che ripugnerebbero persino ai pennivendoli di Libero, la nota marca di carta igienica venduta nelle edicole anziché nei negozi di prodotti per l’igiene personale.
E che, in questa miserabile attività, si distinguano i noti anticomunisti de La Repubblica, di Radio Popolare e de Il Fatto Quotidiano, per citare solo alcune testate, non stupisce più di tanto. Anzi, non stupisce affatto.
Perché l’ignoranza, la disinformazione e la stupidità, nella (pseudo)Sinistra pentita salita da tempo su carro dei Vincitori e che ha con il PCI lo stesso rapporto di discendenza che l’uomo ha con le scimmie (ogni riferimento a Fassino e a Renzi è assolutamente intenzionale).
Prendiamo, ma solo come ultimo esempio in ordine di tempo, la notizia secondo la quale lo zio del leader nordcoreano, Kim jong-un, sarebbe stato dato… in pasto ad un branco di cani affamati!
Una notizia orripilante, certo. Ma assolutamente falsa. Il primo mezzo-stampa a riferire che lo zio di Kim non era stato giustiziato tramite fucilazione ma fatto a pezzi dai cani è stato il giornale di Hong Kong Wen Wei Po. Dopodiché, numerosi media di tutto il mondo “libero” (leggi: asservito all’imperialismo USraeliano) hanno ripreso e contribuito a diffondere il presunto crimine.
Tuttavia, come si è ben presto scoperto, l’unica fonte del quotidiano Wen Wei Po era un tweet di… un vignettista satirico cinese, noto con lo pseudonimo di Choi Seongho.
Il giornale cinese, peraltro, si è ben guardato di avvertire i lettori che la fonte della notizia era una pagina dai dichiarati contenuti satirici.
Non l’ha fatto il foglio cinese, ma si sono ben guardati dal farlo anche i media di casa nostra.
Come d’abitudine; e non solo quando e se si parla della Corea del Nord…

Luca Ariano