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Forconi alla forca

Quello che era prevedibile (e che era stato previsto con largo anticipo, anche da parte di chi scrive) si è puntualmente verificato: il cosiddetto Movimento dei Forconi è pian piano arretrato, passando da una scoppiettante e vivace “guerra di movimento” ad una grigia e scialba “guerra di posizione”.
Se tutto ciò è avvenuto non è perché siano venute meno le ragioni di fondo, concrete che avevano originato la protesta, ma in séguito alle operazioni mass-mediatiche di linciaggio condotte dai lacché del Regime allo scopo di soffocare, sotto una pioggia di accuse di “populismo”, di “violenza” addirittura di “fascismo” rese  credibili dal carattere disorganizzato, variegato e multiforme di un movimento ancora immaturo e confuso, privo di una reale direzione politica, dunque di un vero e proprio progetto.
Ed ecco allora, come conseguenza, come uno degli effetti che si producono dopo una sconfitta, la raffica di provvedimenti, soprattutto di natura economica e finanziaria, di un Governo sempre più al servizio delle multinazionali, della BCE e della finanza internazionale: nuove tasse, nuovi licenziamenti, una nuova vigorosa spinta verso la catastrofe di un Paese, il nostro, in coma profondo.
“Non avete ascoltato i Forconi? Beccatevi allora i Forcaioli!”, ha di sicuro commentato, con linguaggio forse rozzo ma sicuramente efficace, più d’uno.
Forse, nonostante le apparenze, le cose non sono così semplici. Resta però il fatto innegabile che una pseudo-Sinistra inetta ed ignorante si è resa responsabile dell’ennesimo atto di servilismo nei confronti degli industriali e delle banche. Il tutto a danno di quelle che, un tempo ormai lontano, venivano definite, non senza un’intonazione positiva, “le larghe masse popolari”. Agli (utili) idioti di pseudo-Sinistra la masochistica soddisfazione di aver ancora una volta ignorato, per analfabetismo teorico-politico, ciò che il nostro Grande Vecchio, Marx, rimproverava, nella “Critica del programma di Gotha”, ai lassalliani, gli pseudo-sinistri della sua epoca.
Scrive infatti Marx, citando il programma di Gotha: 4. L’emancipazione del lavoro dev’essere l’opera della classe operaia, di fronte alla quale tutte le altre classi costituiscono una sola massa reazionaria?
La prima strofa è presa è presa dalle parole introduttive degli Statuti internazionali, ma in forma ‘migliorata’. Ivi si dice: ‘L’emancipazione della classe operaia dev’essere opera degli operai stessi’. Qui invece ‘la classe operaia’ ha da liberare: che cosa? ‘Il lavoro’. Capisca chi può. (…)
Nel Manifesto Comunista si dice:
‘Di tutte le classi, che oggi stanno di fronte alla borghesia, solo il proletariato è una classe veramente rivoluzionaria. Le altre classi decadono e periscono colla grande industria, mentre il proletariato ne è il prodotto più genuino’.
La borghesia è concepita qui come classe rivoluzionaria – in quanto organizzatrice della grande industria – rispetto alle classi feudali ed ai ceti medi, i quali vogliono difendere tutte le posizioni sociali che sono l’immagine di modi di produzione antiquati. Queste ultime classi non costituiscono dunque insieme alla borghesia una sola massa reazionaria.
D’altra parte il proletariato è rivoluzionario rispetto alla borghesia, perché, cresciuto egli stesso sul terreno della grande industria, si sforza di strappare alla produzione i carattere capitalistico, che la borghesia cerca di eternare.
Ma ‘Il Manifesto’ aggiunge che i ‘ceti medi (…) diventano rivoluzionari in vista della loro imminente caduta nelle condizioni del proletariato’.
Anche da questo punto di vista è dunque assurdo affermare che esse costituiscano insieme alla borghesia e ai feudali, per giunta, ‘una sola massa reazionaria’ rispetto alla classe operaia
Nelle ultime elezioni si è forse detto agli artigiani, ai piccoli industriali, ecc. e ai contadini: di fronte a noi voi costituite insieme ai borghesi e ai feudali una sola massa reazionaria?”
Parole chiare, assolutamente inequivocabili.
Ma, a quanto si è visto di recente, non per tutti…
N.B.: Le sottolineature nelle citazioni dalla  “Critica del programma di Gotha” compaiono nel  testo originale. Sono dunque di Marx, non nostre.

Eugenio Colombo