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Tra forconi e forchette

Riceviamo e,  senza indugio, pubblichiamo. La Red/Azione

Una certa sinistra invoca da anni il “momento di lucidità” (come lo definiscono gli alcolizzati) in cui il “popolo”, la “gente”, gli “italiani” insorgeranno contro una classe dirigente (o meglio, per dirla con un grande marxista, Groucho Marx, digerente) incapace e vorace. Già l’uso di certi termini dovrebbe far sospettare che stiamo parlando di una sinistra di sbandati, di privi dei minimi riferimenti e delle minime categorie. Una sinistra che si è nutrita di editoriali di Repubblica, di puntate di Report, degli accorati appelli del gruppuscolo di annoiate casalinghe riunitesi al grido di Se non ora quando (quelle, per dirne una, che hanno esibito come modello di donna libera ed emancipata una suora), o del libello di dubbio gusto intitolato Indignatevi! di Stephen Hessel.
E quando i primi conati di ribellione si fanno vivi, questa sinistra cosa fa? Li avversa solo perché non corrispondono ai suoi canoni estetici. Diciamolo subito: questo “Movimento del 9 Dicembre” non è esaltante. Per chi ancora si commuove di fronte al Quarto Stato, per chi ritiene che l’urto brutale contro questa società sarà generato da un classe (e non da un popolo, né dalla gente, né dai cittadini e tantomeno da una massa indistinta e puzzolente come una “comunità nazionale”), non può in tutta franchezza guardare alla composita folla del Movimento del 9 Dicembre come ad una forma ideale di insorgenza.
Ma le ragioni per cui sarebbe criticabile non vengono mai menzionate. Le accuse che la sinistra querula e parolaia dei PD, dei SEL, dei rifondaroli e dei vari aberranti gruppuscoli muove al Movimento 9 Dicembre sono altrettanto spuntate, inconsistenti ed ambigue come quelle che sono state mosse ai 5 Stelle.
Non solo critiche spuntate ma figlie di un modo di pensare pericoloso, inaccettabile e che denuncia un oggettivo schieramento nel campo avverso. Vediamole.
a. “Ci sono i fascisti”.
È vero, ma ogni movimento spontaneo è pieno di ambiguità. Di gruppi che cercano di prenderne l’egemonia. I rivoluzionari (un tempo perché oggi non ce ne sono) si sono sempre dedicati a questo sport e non si lasciavano intimorire dalla presenza di figure impresentabili. Non ce lo vediamo Lenin dire che i bolscevichi nel 1905 non dovevano muovere un dito solo perché ci stava in mezzo il Pope Gapon, il caporione antisemita (e probabile spia dell’Okhrana) che indirizzò una pietosa lettera allo Zar tanto tipica dei pezzenti col cappello in mano “O luminoso Zar, allungaci due briciole e un paio di copechi”.
Il bilancio che ne trasse Lenin fu che un movimento spontaneo privo di un’avanguardia era stato massacrato per non essere stato più determinato nell’impugnare le armi e rovesciare il governo. Ma che era destinato a perdere proprio per la sua disomogeneità e incapacità di linea politica. Per cui il problema non è costituito dal fatto che ci siano i fascisti, i tifosi della Juve o dei cretini con le bandiere tricolori, il problema è che non ci sono i compagni. E ormai è troppo tardi. Invece di stare in conventicole che si masturbano, i compagni non fanno da anni lavoro politico e quindi da quel movimento sono già stati espulsi.

b. “È borghesia impoverita che protesta”.
Questa critica è una sciocchezza. Una sciocchezza inaccettabile per uno di sinistra. La collocazione di classe è qualcosa di oggettivo e non deriva né da quello che “eri nel passato” né da quello che “temi di finire nel futuro”. Proprio noi, i marxisti, sosteniamo che il capitalismo non fa altro che separare i campi dello scontro in maniera sempre più netta: di qui il capitale e i suoi agenti, dall’altra parte tutti gli altri. La rivoluzione non è “proletaria” perché ci vanno solo i proletari. Lo è perché i proletari la guidano, o meglio ancora la guida l’organizzazione che incarna gli interessi storici della classe. Invece di apprezzare il fatto che il solco della talpa renda sempre più evidente – anche e soprattutto a coloro che non ci credevano – che il capitale al limite può garantire la sussistenza, ci si fa le seghe perché si vorrebbe un bel movimento puro, insurrezionale, proletario anche nelle forme e addirittura con le idee chiare e la falce e martello.
E i comunisti a che cavolo servono, allora? Se sorgessero siffatti movimenti spontanei di avanguardie non ce ne sarebbe bisogno e Marx, Lenin e altri sarebbero degli emeriti coglioni.

c. “Sono violenti, minacciano gli altri che vanno a lavorare”.
Questa critica, occorre dire, è mossa solo dal pattume di PD e SEL (due partitacci di miserabili che andrebbero cancellati per definizione dalla faccia della terra e che hanno un solo merito: rendere evidente ai più che solo bastonando chi dice di esserti più vicino è il primo passo sensato che una sinistra rivoluzionaria debba compiere). E i picchetti che menano i crumiri….? Chiunque mini una lotta con il suo comportamento si deve aspettare che chi lotta voglia fargliela pagare. Ringrazino anzi che grossi problemi non ce ne siano stati: al bottegaio che apre la saracinesca il locale va incendiato.

d.”Se la prendono solo con le tasse”. E con chi dovrebbero prendersela? Con il “capitale imperialista” perché hanno letto le patetiche esegesi di qualche gruppuscolo di estrema sinistra? Gruppuscolo che infatti non saprebbe definire il capitale imperialista nemmeno sotto dettatura. La Rivoluzione francese deflagrò guarda caso su un tema fiscale. Solo decenni di asservimento allo Stato, alla lercia costituzione, al porco tricolore, hanno convinto il “popolo di sinistra” (dio che lezzo, che tanfo che si sente) a glorificare le tasse. Che gli evasori siano guarda caso sempre certuni è vero. Che le tasse siano sempre inique è altrettanto vero. O qualcuno si beve la panzana che servono a “garantire servizi ai più poveri”? Questa menzogna fa il paio con quello che Marx chiamava il “socialismo borghese dei filantropi”, e ci si permetta quindi una citazione (sottolineature nostre):
Una seconda forma di socialismo meno sistematica e più pratica cercava di far passare alla classe operaia la voglia di qualsiasi movimento rivoluzionario, argomentando che le potrebbe essere utile non l’uno o l’altro cambiamento politico, ma soltanto un cambiamento delle condizioni materiali della esistenza, cioè dei rapporti economici. Ma questo socialismo non intende affatto, con il termine di cambiamento delle condizioni materiali dell’esistenza, l’abolizione dei rapporti borghesi di produzione, possibile solo in via rivoluzionaria, ma miglioramenti amministrativi svolgentisi sul terreno di quei rapporti di produzione, che dunque non cambiano nulla al rapporto fra capitale e lavoro salariato, ma che, nel migliore dei casi, diminuiscono le spese che la borghesia deve sostenere per il suo dominio e semplificano il suo bilancio statale.
Il socialismo borghese giunge alla sua espressione adeguata solo quando diventa semplice figura retorica.
Libero commercio! nell’interesse della classe operaia; dazi protettivi! nell’interesse della classe operaia; carcere cellulare! nell’interesse della classe operaia. Questa è l’ultima parola, l’unica detta seriamente, del socialismo borghese.
Il loro socialismo consiste appunto nell’affermazione che i borghesi sono borghesi – nell’interesse della classe operaia.

E quando ci accusano di essere legati a “idee vecchie” (invero la citazione è del 1848), noi facciamo “sì sì” con le nostre zucche dure, che è pur sempre meglio di avere le zucche vuote. Un tempo si proclamava “O Socialismo o barbarie”. E visto che ci si sono messi in tanti a sinistra ad arrestare, denunciare (perché su questo non si può che essere d’accordo tutti: la delazione l’hanno inventata proprio quelli del PCI ed è proseguita anche in tempi recenti da alcune simpatiche figure che oggi siedono al Quirinale o in Parlamento sotto le bandiere del PD o nel partito del devoto Presidente della Regione Puglia), assassinare il socialismo… beh, non ci si sorprenda che oggi trionfi la barbarie.
Veniamo ora ai veri motivi per cui questo movimento (comunque lo si chiami) ha margini di interesse e perché sono solo margini.

1. Al di là di note colorite dei suoi autonominatisi leader che invocano governi militari (ma suvvia, la stampa si inventò la panzana di “Curcio capo delle BR” quando non sapeva neanche comandare sua moglie, che infatti era uno dei veri dirigenti dell’organizzazione) il movimento chiede di buttare giù il governo e svuotare il Parlamento. Non si può pretendere che abbia chiaro cosa fare dopo. A questo dovrebbe pensarci una direzione politica che non si vede.
2. Cerca di essere inclusivo. A differenza di tanti altri non rifiuta che ne facciano parte impiegati pubblici, operai, padroncini, piccoli imprenditori. Rifiuta però che ci sia avvicinino i rappresentanti di partito (a Soave due della lega e uno del PDL sono stati invitati e senza troppi convenevoli a togliersi dai coglioni). Ora dovremmo tutti condividere il fatto che la prima tappa è liberarsi dal controllo di partiti e sindacati. Tolti dalle palle i quali si può cominciare a ragionare.
3. Potrebbe essere il primo sfogo (brufolo) di un’eruzione cutanea più estesa.

Veniamo al perché questo movimento è già morto.
A. E’ un movimento che “chiede” invece di andarselo a prendere. In realtà è un movimento moderato, molto rispettoso dell’ordine. In Francia anni fa dopo due giorni di sciopero di dipendenti pubblici e autotrasportatori non c’erano già più merci nei negozi. Non ha bloccato niente e nessuno checché qualche invasato parli di “bloccare l’Italia”
B. Si rivolge agli italiani. Quindi spera in un interlocutore composto di spie, di farabutti e di puttane (sì, diciamolo esplicitamente: PUTTANE, gente pronta a vendersi al migliore offerente. E non solo in senso figurato).
C. Rifiuta a priori la violenza. Anche quella minima che permetterebbe veramente di paralizzare il Paese, bloccare il trasporto delle merci, insinuare quel granello di sabbia nell’ingranaggio.
PS Scriviamo queste righe prima della manifestazione su Roma, ci riserviamo una seconda puntata

Nestore Bigli